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Scheda Punto d'interesse

IL Teatro Ventidio Basso di Ascoli Piceno, dalla struttura neoclassica, è uno dei 63 teatri storici delle Marche, uno dei quindici della provincia di Ascoli Piceno.
Risponde ai modelli ed alle norme dell'Istituto Centrale per il Catalogo e la documentazione del Ministero dei Beni Culturali e Ambientali.
Il Ventidio Basso continua e materializza la millenaria tradizione culturale cittadina, presente già nell'antichità con il teatro romano adiacente alla porta Gemina, i cui resti sono ancora visibili e godibili, l'Anfiteatro o Naumachia di Piazza San Tommaso, le cui vestigia ellittiche parzialmente portate alla luce negli anni Cinquanta sono state ricoperte per mancanza di fondi.
Sulla sua scena compaiono i più bei nomi del teatro italiano e europeo.
ompositori e direttori d'orchestra come Clito Moderati, Pietro Mascagni, Alberto Fianchetti, Antonio Lozzi, Riccardo Zandonai, Primo Riccitelli, Primo Riccitelli e molti altri. Artisti del bel canto come Nazzareno De Angelis, Carlo Galeffi, Luciano Neroni, Beniamino Gigli, Riccardo Stracciari, Carlo Tagliabue, Giovanni Malipiero, Aldo Protti, Toti Del Monte, Virginia Zeani, Renata Tebaidi, Giorgio Neri, Mario Del Monaco, Giusy Devinu, Katia Ricciarelli, Leo Nucci e Kathleen Cassello.
Per non dire poi dei grandi lirici ascolani Clarice e Publia Marini, Linda Barla, Luigi Marini, Carlo Cava, Antonio Galiè e dei violinisti Attilio Palermi, Gioacchino Pasqualini.
Le attività e le produzioni del Teatro Ventidio Basso sono attualmente impegnate anche in collaborazioni importanti con molti teatri e festival culturali in tutto il mondo mettendo in risalto le nostre antiche tradizioni teatrali e culturali da sempre apprezzate ovunque. Sulla scia della millenaria tradizione del teatro ad Ascoli Piceno, ci auguriamo che l'illustre passato continui ad essere riferimento costante e pietra di paragone della cultura picena.
informazioni tratte da:http://www.teatroventidiobasso.it/index_teatro.html
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Il vitigno: Il Rosso Piceno viene prodotto con percentuali di Sangiovese dal 30-50% e con uvaggio Montepulciano intorno al 35-70%. Possono concorrere altri vitigni a bacca rossa ammessi a coltivazione nelle Marche, in misura non superiore al 15%. Nella tipologia Rosso Piceno Sangiovese il vitigno in questione deve essere almeno l’85%.


Nelle Marche non è Natale senza fristingo
Il dolce natalizio più diffuso è senz’altro questo vero e proprio trionfo di golosità a base di frutta secca, mosto e tanti altri ingredienti
Fristingo, frustingo, frostengo, pistingo. E’ difficile trovare nel panorama gastronomico una ricetta che abbia un numero così elevato di nomi. Declinazioni diverse per indicare un dolce diffuso in gran parte delle Marche con origine certamente comune. Si tratta infatti di un dolce a base di frutta secca il cui nome deriva da “frusto”, ossia povero., anche se siamo di fronte a una straordinaria e azzeccatissima miscela di ingredienti. Dolce invernale legato alle feste natalizie (è raro trovare una famiglia soprattutto dove forte è il legame con la tradizione rurale, che non festeggia il Natale con il fristingo), unisce a farina integrale un repertorio di ingredienti che varia in ogni ricetta, dove non mancano noci, mandorle, fichi secchi, talvolta farina di mais, pane raffermo, cedro candito, succo d'arancia, scorza di limone, uva sultanina, olio d'oliva, cannella, rhum, cacao, caffè, vino bianco secco e mosto cotto. Molto simile è il bostrengo pesarese che arricchisce gli ingredienti anche il riso, mele e pere fresche.
Secondo Leonardo Bruni, autore del volume “Marche. Ricette raccontate”, un compendio della tradizione gastronomica marchigiana che cita con dovizia di particolari anche ricette meno note, le origini del frustingo risalirebbero addirittura al sec. XIII e nella nostra regione esisterebbero addirittura 22 modi diversi di preparare questo straordinario dolce che è sì un raro concentrato di calorie, ma anche una delizia per il palato. Inoltre è da sottolineare l’evoluzione verso la nobiltà gastronomica dal momento che da sorta di piatto di recupero realizzato utilizzando frutta secca, un tempo poco costosa perché abbondante in campagna, e altri ingredienti che avanzavano (farina, pane raffermo), il fristingo è oggi uno dei dolci più costosi proprio per l’elevato costo dei singoli ingredienti. Il fatto che lo zucchero nelle ricette originarie fosse presente in quantità minime (proprio perché eccessivamente costoso), conferma l’origine povera del fristingo.
Sempre Bruni cita cinque ricette esemplari del fristingo, una per ogni area delle Marche, mettendo in risalto similitudini e differenze. Nel Maceratese tutti gli ingredienti venivano mescolati in un caldaio e posti sul fuoco del camino finchè gli ingredienti non si riducevano a una pappa che veniva poi versata in una teglia unta con lo strutto e cosparsa di pangrattato, messa poi in forno per un’ora a 180°. Nel Fermano i fichi secchi venivano messi in acqua tiepida la sera precedente e il giorno successivo fatti sobbollire a fuoco basso per far ritirare tutta l’acqua in eccesso. I tempi di cottura in questo caso una volta mescolati gli ingredienti si riducono a 30 minuti. Nell’Ascolano i fichi venivano ammollati in acqua e vino, mentre l’uva sultanina nel mistrà, mentre la variante dell’antica ricetta prevede l’uso di fette di pane raffermo che venivano adagiata come base per ospitare l’impasto, cotto in forno a 180° per un’ora circa. La versione anconetana, oltre all’ammollo di fichi secchi e una passa, prevede la preparazione di una sorta di polenta con la farina alla quale mescolare successivamente tutti gli ingredienti previsti. Cottura a 180° per un’ora. La ricetta tradizionale delle Valli dell’Esino e del Misa prevede come variante la presenza di mele fresche che vengono affettate sottilmente e messe in ammollo con fichi secchi e uva sultanina.
informazioni tratte da: http://www.corriereproposte.it/index.php/article/articleview/6510/1/13/

Sulle colline di Offida, fra la città di Ascoli Piceno ed il mare adriatico, dove i vigneti crescono abbondanti e rigogliosi, è situata la Cantina TERREPICENE che tramanda l’antica tradizione del buon vino, offrendo ancora oggi una produzione enologica semplice e genuina.
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