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Scheda comune

Falerone è un delizioso paesino collinare situato a 432 metri sul livello del mare dal quale dista circa 30 Km. Ha una popolazione di circa 3373 abitanti. Il suo territorio è caratterizzato da una parte prettamente pianeggiante (Piane di Falerone) ed una collinare; confina con Sant'Angelo in Pontano, Monte Vidon Corrado, Servigliano e Piane di Monteverde (frazione di Montegiorgio).
Falerone si trova nella fertile Valle del Tenna, ai confini con la provincia di Macerata. Il suo territorio venne abitato dai Piceni e dai Romani, ed in epoca medievale faceva parte del territorio del comune di Fermo. Del borgo medievale restano pochi resti delle mura e delle torri; nella Piazza della Libertà troviamo la Loggia dei Mercanti del XV secolo e la romanica Chiesa di S. Fortunato del XIII-XIV secolo. A valle, in località Piane di Falerone, troviamo i resti dell'antica città romana Falerio Picenus; ben conservati i resti di alcuni edifici quali il teatro e le cisterne mentre molti reperti sono custoditi in vari musei della regione e dello Stato Vaticano e persino al Louvre di Parigi. Sempre fuori città incontriamo la Chiesa di S. Margherita del XIII secolo.
Informazioni tratte da: http://www.comunefalerone.it/pagine/articolo.cfm?arcodice=6
http://www.bellemarche.it/italy/falerone/
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I fertili territori della Valtenna, centuriati ed assegnati da Ottaviano Augusto ai veterani, furono la Prefettura di Amandola, la Colonia di Fermo e la Colonia di Falerone. Il territorio posto sotto la giurisdizione di Falerone era grandissimo, seppur inferiore a quello di Fermo e comprendeva, molto probabilmente, i seguenti attuali Comuni: Francavilla d'Ete, Montegiorgio, Magliano di Tenna (almeno la parte occidentale), Belmonte Piceno, Servigliano, Falerone, Monte Vidon Corrado, Montappone, Massa Fermana, S. Angelo in Pontano, Penna S. Giovanni, Monte S. Martino ed alcuni lembi territoriali di altri Comuni (S. Vittoria in Matenano, Montefalcone, Smerillo).
Al centro di tale territorio per ordine di Ottaviano nasce Falerio Picenus (29 a.C.), piccola e opulenta città materialmente e giuridicamente somigliante a Roma, confluenza di strade strategicamente importanti, terra ferace, cuore della produzione di ottime uve e cereali, ricca di ulivi. La produzione d'olio d'oliva nell'area è documentata dai rinvenimenti di Torcularia e relativi Dolii (contenitori per olio) nelle numerose ville rustiche sparse sul territorio.
E' documentato ancora nel 1500 un grande commercio del prodotto (Notai di S. Elpidio a Mare) che invece quasi scomparve tra il 1600 ed il 1800 tanto che Napoleone (1808 - 1816) stabilisce premi per coloro che avessero coltivato ulivi e Pio VIII (1829) ne concede incentivi alla coltura.
Con l'avvento della mezzadria la coltivazione degli ulivi riassume notevole rilevanza, ma nelle mense dei contadini l'olio è scarso, se non del tutto assente in quanto il padrone pretende la quasi totalità della produzione fino ai primi decenni del Novecento, quando si attua la vera mezzadria (da "mezzo") con la quale ai contadini viene concessa la metà dei prodotti agricoli.
Solo da allora i coltivatori hanno potuto iniziare ad apprezzare il sapore, il gusto, l'ottima qualità dell'olio che producevano, quell'olio dal sapore piacevolmente amaro, leggermente piccante, frutto di tante fatiche cui oggi non sanno assolutamente rinunciare, ma che, anzi, sono intenzionati a valorizzare: l'olio della varietà "Piantone di Falerone".
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