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Scheda Punto d'interesse

Questo tempio votivo, sorto sul luogo delle catacombe ascolane, venne progettato nel 1717 da Giuseppe Giosafatti, il quale si ispirò alla chiesa di Santa Maria della Pace di Roma.
La facciata in travertino, addossata alla parete di tufo, si articola in due piani sovrapposti d'ordine dorico; al centro di quello inferiore emerge con un poerichetto ellittico di sei colonne, coronato da Un capolino con l'arma di Clemente XI,Il piano superiore e raccordato al sottostante da eleganti volute e presenta alle estremità due angeli con in mano la palma, simbolo del martirio.
L'interno e costituito da alla grotta naturale di roccia tufacea; le pareti laterali sono rivestite in pietra e le volte in laterizio.
Dietro l'altare si leva la statua benedicente di San Emidio in travertino di Giuseppe Giosafatti (1643-1731 ).Nella parete di sfondo sono visibili alcune fosse scavate nel tufo, le quali - secondo la tradizione - custodirono i corpi del Santo e dei suoi discepoli prima di essere traslati tal cripta della Cattedrale del vescovo Bernardo II agli inizi dell'XI seccolo.
informazioni tratte da: http://www.ilpiceno.it/
Strutture ricettive associate
















































Prodotti Associati

La ricetta di Vincenzo Spinosi che ha reso famosi gli Spinosini nel mondo.
...L'artigianato della pasta fatta in casa dal 1933...
Spinosi
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Il vitigno: Il Rosso Piceno viene prodotto con percentuali di Sangiovese dal 30-50% e con uvaggio Montepulciano intorno al 35-70%. Possono concorrere altri vitigni a bacca rossa ammessi a coltivazione nelle Marche, in misura non superiore al 15%. Nella tipologia Rosso Piceno Sangiovese il vitigno in questione deve essere almeno l’85%.


Nelle Marche non è Natale senza fristingo
Il dolce natalizio più diffuso è senz’altro questo vero e proprio trionfo di golosità a base di frutta secca, mosto e tanti altri ingredienti
Fristingo, frustingo, frostengo, pistingo. E’ difficile trovare nel panorama gastronomico una ricetta che abbia un numero così elevato di nomi. Declinazioni diverse per indicare un dolce diffuso in gran parte delle Marche con origine certamente comune. Si tratta infatti di un dolce a base di frutta secca il cui nome deriva da “frusto”, ossia povero., anche se siamo di fronte a una straordinaria e azzeccatissima miscela di ingredienti. Dolce invernale legato alle feste natalizie (è raro trovare una famiglia soprattutto dove forte è il legame con la tradizione rurale, che non festeggia il Natale con il fristingo), unisce a farina integrale un repertorio di ingredienti che varia in ogni ricetta, dove non mancano noci, mandorle, fichi secchi, talvolta farina di mais, pane raffermo, cedro candito, succo d'arancia, scorza di limone, uva sultanina, olio d'oliva, cannella, rhum, cacao, caffè, vino bianco secco e mosto cotto. Molto simile è il bostrengo pesarese che arricchisce gli ingredienti anche il riso, mele e pere fresche.
Secondo Leonardo Bruni, autore del volume “Marche. Ricette raccontate”, un compendio della tradizione gastronomica marchigiana che cita con dovizia di particolari anche ricette meno note, le origini del frustingo risalirebbero addirittura al sec. XIII e nella nostra regione esisterebbero addirittura 22 modi diversi di preparare questo straordinario dolce che è sì un raro concentrato di calorie, ma anche una delizia per il palato. Inoltre è da sottolineare l’evoluzione verso la nobiltà gastronomica dal momento che da sorta di piatto di recupero realizzato utilizzando frutta secca, un tempo poco costosa perché abbondante in campagna, e altri ingredienti che avanzavano (farina, pane raffermo), il fristingo è oggi uno dei dolci più costosi proprio per l’elevato costo dei singoli ingredienti. Il fatto che lo zucchero nelle ricette originarie fosse presente in quantità minime (proprio perché eccessivamente costoso), conferma l’origine povera del fristingo.
Sempre Bruni cita cinque ricette esemplari del fristingo, una per ogni area delle Marche, mettendo in risalto similitudini e differenze. Nel Maceratese tutti gli ingredienti venivano mescolati in un caldaio e posti sul fuoco del camino finchè gli ingredienti non si riducevano a una pappa che veniva poi versata in una teglia unta con lo strutto e cosparsa di pangrattato, messa poi in forno per un’ora a 180°. Nel Fermano i fichi secchi venivano messi in acqua tiepida la sera precedente e il giorno successivo fatti sobbollire a fuoco basso per far ritirare tutta l’acqua in eccesso. I tempi di cottura in questo caso una volta mescolati gli ingredienti si riducono a 30 minuti. Nell’Ascolano i fichi venivano ammollati in acqua e vino, mentre l’uva sultanina nel mistrà, mentre la variante dell’antica ricetta prevede l’uso di fette di pane raffermo che venivano adagiata come base per ospitare l’impasto, cotto in forno a 180° per un’ora circa. La versione anconetana, oltre all’ammollo di fichi secchi e una passa, prevede la preparazione di una sorta di polenta con la farina alla quale mescolare successivamente tutti gli ingredienti previsti. Cottura a 180° per un’ora. La ricetta tradizionale delle Valli dell’Esino e del Misa prevede come variante la presenza di mele fresche che vengono affettate sottilmente e messe in ammollo con fichi secchi e uva sultanina.
informazioni tratte da: http://www.corriereproposte.it/index.php/article/articleview/6510/1/13/

Sulle colline di Offida, fra la città di Ascoli Piceno ed il mare adriatico, dove i vigneti crescono abbondanti e rigogliosi, è situata la Cantina TERREPICENE che tramanda l’antica tradizione del buon vino, offrendo ancora oggi una produzione enologica semplice e genuina.
EVENTI associati



"Mi sposo, lo sposo" spettacolo teatrale al teatro Palafolli




Vetrina delle principali produzioni agricole del Piceno.


XIV rassegna di presepi realizzati artigianalmente.

Sarà un Capodanno in piazza del Popolo da non perdere – sulla scia del grande riscontro di pubblico dello scorso anno – quello che per il secondo anno consecutivo l’Amministrazione comunale di Ascoli Piceno ha affidato all’associazione “Ascoli da Vivere”. Una sinergia che prosegue con il pieno sostegno del sindaco Guido Castelli e degli assessori comunali Massimiliano Brugni e Cesare Celani che stanno seguendo da vicino la fase di preparazione dell’evento.

Nello splendido centro storico medioevale di Ascoli Piceno appuntamento con antiquariato, collezionismo, artigianato e prodotti tipicità alimentari.

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