Scheda Punto d'interesse

Area archeologica di Suasa

Città romana fondata dai Galli Senoni, venne distrutta dai Goti di Alarico nel 409; i resti più importanti sono quelli dell'Anfiteatro. La popolazione superstite si è raccolta sulle cime fortificate dei colli vicini, che hanno in qualche caso conservato la denominazione di Suasa (Castelleone e S. Andrea).

La città romana di Suasa sorgeva nella media valle del fiume Cesano, su di un terrazzo di II ordine oggi intensamente coltivato e denominato Pian Volpello, posto sulla destra del fiume. Le fonti letterarie non hanno che generici accenni a Suasa e tacciono sui motivi che portarono alla sua nascita e su quando ciò avvenne. Con ogni probabilità Suasa, come la vicina Ostra, nacque in seguito alla "Lex Flaminia de agro Gallico et piceno varitim dividundo" del 232 a.C. che portò ad una massiccia presenza di coloni romani in questo settore della penisola e alla conseguente necessità di una riorganizzazione nell'assetto del territorio. Vennero così costituiti nuovi centri, non necessariamente urbani, che fungessero da punti di riferimento sociale, politico ed amministrativo. Le colonie già esistenti furono perciò affiancate da nuove deduzioni e, soprattutto, venne creata una fitta rete di praefecturae, molte delle quali destinate a divenire municipia nel corso del I secolo a.C., all'indomani della guerra sociale. E' dunque possibile che anche Suasa ed Ostra siano sorte come praefecturae in appoggio alla colonia marittima di Sena Gallica ed abbiano successivamente raggiunto dignità amministrativa.

 

Una riprova di tale precoce nascita può essere, per quanto concerne Suasa, la sua ubicazione sulla riva destra del Cesano, a valle della confluenza tra questo e il suo affluente Nevola. Se infatti Suasa fosse nata in un momento successivo al tracciamento della via Flaminia e al suo affermarsi quale asse fondamentale della rete stradale di tutto questo settore, essa sarebbe sorta sulla riva sinistra del fiume, lungo cioè quella naturale direttrice che, risalendo la valle del Cesano prima e del suo affluente Cinisco poi, collega la costa con la strada consolare e che sarà appunto ricalcata dal diverticulum Helvillo-Anconam attestato negli Itinerari Antonini; Suasa, invece, con il suo essere ubicata sulla destra del Cesano, sul primo terrazzo di una certa ampiezza che si apre a valle della confluenza nel collettore principale del torrente Nevola, pare essere in diretta relazione con la direttrice che collegava, tramite appunto le valli di Cesano e Nevola, la costa con la conca di Sassoferrato. La scelta quindi del sito in cui costruire Suasa appare condizionato da una rete itinerario anteriore a quella che si verrà a determinare con l'apertura della via Flaminia.

 

Sconosciuta come quella di nascita, è anche la data di morte della città. Verosimilmente Suasa, o quanto di essa restava dopo la crisi economica e demografica del tardo impero, venne abbandonata durante la guerra greco-gotica, quando la difficile situazione politica e militare portò in tutta la regione all'abbandono della maggior parte delle antiche città sorte sui bassi terrazzi di fondovalle, e quindi difficilmente difendibili, e alla nascita di nuovi centri arroccati sulle alture circostanti, lungo i crinali spartiacque delle vallate. Nel corso del VI secolo, dunque, gli abitanti di Suasa, così come quelli di altri centri - Ostra, Septempeda, Helvia Recina ecc. - lasciarono la città non più difendibile e si rifugiarono sulle vicine colline e le rovine della città divennero una "cava di prestito". Si trattò, con ogni probabilità, non di un esodo avvenuto in un unico momento, ma piuttosto di un lento processo e appunto ad una fase di parziale abbandono, e quindi di restringimento dell'area urbana, vanno riferite le due tombe costruite con materiale architettonico di reimpiego, rinvenute nel 1987 in fregio alla strada provinciale in una zona intensamente urbanizzata in età romana .

 

La nascita dell'Abbazia di San Lorenzo in Campo lungo la Helvillo-Anconam e la sua progressiva affermazione come centro egemone di questo territorio, indica chiaramente come anche in età medievale la rete itinerario fosse condizionata dalla via Flaminia e come quindi i collegamenti tra la costa e l'Appennino privilegiassero in questo settore la riva sinistra del Cesano. Contemporaneamente, il definitivo consolidarsi per motivi di carattere militare dei centri sorti lungo il crinale spartiacque destro finì per spostare dal fondovalle alla cresta l'asse stradale principale. Il terrazzo su cui sorgeva Suasa perdette quindi di interesse e di importanza ai fini dell'insediamento, acquisendone invece come area atta ad essere coltivata. Tutto ciò ha fatto sì che la zona giungesse sino a noi priva di quella continuità di insediamento e di quelle sovrapposizioni che rendono difficile la ricerca archeologica e la musealizzazione delle strutture rinvenute.

 

All'Auditorium San Rocco di Senigallia (Ancona) con il patrocinio della Banca delle Marche è stata presentata la Domus dei Coiedii, scavata per dodici anni dagli archeologi dell'Università di Bologna. Questa domus, ampliata e abbellita nel II sec. d.C., risale nella sua fase originaria al II sec. a.C. e si colloca davanti alla strada proveniente da Senigallia oltre la quale si è scoperta un'ampia area di edifici pubblici, che costituiscono probabilmente l'antico foro di Suasa. La domus presenta numerosi pavimenti musivi di diversa iconografia e cronologia ed anche dei dipinti ad affresco, presenti nella stanza da letto, il cui restauro si deve alla Banca delle Marche. In questa occasione si è voluta lanciare l'accessibilità pubblica (probabilmente a partire dal prossimo giugno) della domus, del Museo archeologico di Suasa oltre al riordino del Museo archeologico di S.Lorenzo in Campo. Inoltre l'assessore regionale alla cultura Trolli ha colto l'occasione per rilanciare anche il piano del "museo diffuso", di un piano cioè di valorizzazione che leghi insieme i sette parchi e le ventiquattro aree archeologiche marchigiane. Inoltre l'assessore ha anche annunciato la mostra sui Piceni che si terrà a Francoforte oltre che l'adesione della regione Marche al Progetto europeo Raffaello per il recupero delle vie consolari, che nella regione marchigiana sono due: la Flaminia e la Salaria. Alessandra Montali [fonte: Corriere Adriatico. 26 marzo 1999]

 
informazioni tratte da: http://www.castelleone.disuasa.it/

Autore: edoardo

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